Addolcitore Acqua Domestico: a Cosa Serve e Funzionamento, Prezzi e Vantaggi

Le chiare e fresche acque che sgorgano dai nostri rubinetti risultano quasi sempre batteriologicamente pure, anche grazie al cloro additivato, ma anche molto ricche di sali di calcio e magnesio. In molte zone d’Italia l’acqua raggiunge un grado di durezza che va oltre i 30 gradi francesi (scala di misura della durezza dell’acqua), nonostante i trattamenti di legge con filtri a scambio ionico. L’eccessiva durezza incide sul sapore certamente, che in aggiunta al cloro in alcuni casi risulta imbevibile ma anche sulla salute, poiché in teoria in soggetti geneticamente predisposti alla nefrolitiasi, nonostante la bassa biodisponibilità, potrebbero alimentare la fonte esogena della calcolosi o della renella.

Un’acqua ricca di calcare oltre a presentare un sapore sgradevole risulta anche pesante, a qualsiasi età e nel momento in cui anche la comunità scientifica ha bandito le acque ipercalcaree nei neonati e nei bambini, ai quali negli anni addietro si intendeva somministrare calcio e magnesio per coadiuvare la crescita ossea e negli anziani per sopperire all’osteoporosi, le acque dure sono sconsigliate a qualsiasi età.

Ma non è solo bevendo dal rubinetto che ingeriamo calcio e magnesio: pensiamo all’acqua dove cuociamo la pasta, a quel deposito di sali che rimane sul fondo dopo l’ebollizione e che finisce inevitabilmente nei nostri piatti in misura addirittura più concentrata, dal momento che parte dell’acqua evapora addensandone la molarità. Lo stesso discorso vale per il caffè, il tè, decotti e tisane, meglio prepararli con acqua leggera.

Il calcare, effetti sulla salute e sugli elettrodomestici

Il calcare derivante dall’utilizzo casalingo dell’acqua del rubinetto oltre alla salute, è una minaccia costante per gli elettrodomestici come caldaie, scaldabagni, ferri da stiro, tubature, lavatrici, lavastoviglie. Col tempo e in assenza della scadenzata profilassi, i cristalli di calcio e magnesio si depositano all’interno delle tubazioni e formano delle vere e proprie formazioni calcaree, pietre che si ingrossano sempre più deformando tubature in plastica e in rame, ostacolando la circolazione dell’acqua e infine provocando crepe e dispersioni nei circuiti idraulici. Il danno che ne deriva è di notevole entità, la minaccia costante e permanente; a causa delle durezza dell’acqua è da preventivare una breve vita degli elettrodomestici e un ricambio o una manutenzione frequente degli stessi.

L’unica soluzione al problema consiste nell’installazione di un impianto di addolcimento in entrata, cioè applicato al punto di allaccio del circuito casalingo. Questo di conseguenza filtrerà tutta l’acqua in entrata e non c’è possibilità di selezionare parte del circuito da sottrarre al trattamento.

L’addolcitore dell’Acqua per la Casa

In soluzione il calcio e il magnesio risultano perfettamente bilanciati, ma quando la soluzione si riscalda il calcio precipita e da lì cominciano i relativi problemi. L’addolcitore consiste in una serie di filtri costituiti da particolari resine nelle quali avviene lo scambio ionico tra calcio e sodio. Ogni milligrammo di calcio estratto sarà sostituito da 1,15 mg di sodio (per differente peso atomico), di conseguenza l’acqua del rubinetto risulterà povera di calcio ma arricchita in sodio. L’efficienza della depurazione si può regolare e non è consigliabile eliminare del tutto il contenuto in calcio, poiché l’acqua risulterebbe troppo leggera; piuttosto la regolazione dovrebbe prevedere una durezza intorno agli 8/10° F, regolandola in percentuale rispetto alla durezza tipica della zona di erogazione.

Ad esempio in una zona dove la durezza è di 40 ed è opportuno ridurla a 8-10°F, la resina dell’addolcitore lavorerà all’80% del suo potenziale, sottraendo all’acqua circa 120 mg/litro di calcio. Questi verranno sostituiti da 140 mg/litro di sodio che andranno ad arricchire la soluzione minerale. Presupponendo che il consumo medio di una persona sia intorno ai due litri al giorno di acqua, il sodio in eccesso che verrebbe assimilato sarebbe di circa 280 mg, una percentuale decisamente irrilevante anche per chi segue una dieta iposodica. A parte l’irrisoria quantità di sodio della quale un’acqua addolcita si arricchisce, la qualità non viene ulteriormente snaturata e mantiene inalterate le sue caratteristiche in termini organolettici e/o batterici.

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